Continuando verso l’Africa dell’Ovest

WE AfriHug prosegue il suo percorso giungendo nell’Africa dell’Ovest. Non molto lontano dal Togo, la destinazione successiva è stata il Ghana. Dopo aver passato l’affollato confine di Aflao tra i due stati, i volontari hanno speso una notte ad Accra per ripartire il giorno dopo con un tro-tro fino alla zona rurale di Kpando.

Quando i volontari sono arrivati a Kpando, subito si sono sentiti accolti da un ambiente amichevole. A dare il benvenuto stavolta hanno trovato Blake, un volontario americano che lavora come Project Manager per il partner locale UNiTED Projects. UNiTED è un centro la cui mission è l’educazione e il supporto di collaborazioni, condividendo informazioni con la comunità di Kpando e limitrofe. Dopo essersi sistemati nelle loro stanze, Blake ha accompagnato i volontari sul posto di lavoro della ong: un ufficio piccolo e accogliente al cui interno, volontari e membri di UNiTED lavorano insieme; poi ha presentato l’organizzazione spiegandone la visione e la mission.

Tutti nei dintorni hanno saputo del nostro arrivo grazie ai forti legami tipici di una piccola comunità. Dopo un paio d’ore i volontari hanno interagito con i vicini condividendo storie ed esperienze vissute nel continente africano fino a quel momento. Prima di cena infine i volontari hanno conseguito il loro allenamento per partecipare alla Maratona Solidale che li attende. Mens sana in corpore sano, così il team WE AfriHug raggiunge i suoi obiettivi.

Il giorno seguente il team ha incontrato Jessy, Co.founder di UNiTED, per discutere insieme alcuni dettagli dell’imminente sessione di training presso la Kpando Secondary School. Entusiasti all’idea di lavorare insieme a persone determinate e volenterose, i volontari hanno visitato la scuola dove si sarebbero tenuti i 3 giorni di lavoro con gli studenti per lo sviluppo delle soft skills del secolo attuale.

Una volta giunti a scuola hanno incontrato Justice, un’insegnante che ha mostrato loro la scuola. Ora era tempo di incontrare gli studenti. 53 studenti sono stati coinvolti in questa sessione di educazione non-formale che lascia sempre un pò tutti stupiti: niente libri e niente penne! Così la sessione comincia e subito si rompe il ghiaccio che separe il team WE AfriHug e gli studenti, in pochi minuti i ragazzi si sentono subito coinvolti e presi dalle attività proposte.  Si sono sfidati per scoprire “dov’è il loro potere”: è un’attività che mette i ragazzi nelle condizioni di riconoscersi delle qualità e dei talenti che talvolta fanno difficoltà a concedersi.

Il secondo giorno invece, i ragazzi hanno lavorato su skills come Creatività, Problem Solving, sviluppo di pensiero critico, Comunicazione, Collaborazione e Public Speaking. Attività come “Front page” di un giornale, la “Battaglia per l’arancia” e il “Percorso Nascosto” hanno catturato l’attenzione dei partecipanti. Durante la prima attività ai ragazzi è stato chiesto di redigere la prima pagina di una testata giornalistica, per poi esporla ai propri compagni per convincerli ad acquistare il loro giornale.

Fra i temi scelti non ne sono mancati di critici: “Abuso di droga” uno dei titoli proposti, il quale ha dato i giusti presupposti per avviare un dibattito di interesse pubblico in un ambiente sano.

Infine il terzo ed ultimo giorno i ragazzi si sono immersi nell’attività “Electric Fence”: una corda a più di un metro da terra legata tra due alberi rappresenta una filo dove scorre corrente ad altissima tensione. I partecipanti devono passare da un lato all’altro senza poter saltare e tanto meno toccare la corda se non si vuole rimanere fulminati! Sarà importante per il raggiungimento dello scopo prefissato elaborare una buona strategia funzionale, nel rispetto delle regole e dei compagni. La sfida sarà considerata superata solo se e quando tutti i partecipanti superano l’ostacolo.  Dopo diversi tentativi e discussioni sul da farsi, finalmente la prova viene portata a termine.

Alla fine di questi 3 giorni il team WE AfriHug ha condotto delle interviste sia ai partecipanti, ma anche a Blake e Justice, i quali hanno spiegato il loro punto di vista rispetto al progetto e all’esperienza vissuta con WE AfriHug e l’Educazione Non-Formale. Inoltre gli studenti hanno avuto la possibilità di fare una valutazione del training e riflettere ed esprimere le loro impressioni, cosa gli è piaciuto e cosa no. “Ho imparato l’importanza di rimanere uniti”; “Ho capito il valore del mio potere”;  “ho scoperto le mie potenzialità” sono solo alcuni dei commenti dei ragazzi che hanno partecipato.

Ora il team WE AfriHug si prepara al prossimo step: la Maratona Solidale nel Western Sahara per supportare i rifugiati di Saharawi. 42 km nel deserto per mostrare la propria solidarietà queste famiglie costrette nel campo profughi di Tindouf. Il motto per l’edizione del 2018 è “42  km di sforzo fisico, per 42 anni di resistenza”.

 

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